Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Alekhine: nazista per convinzione, per ignoranza o per amore di Grace?

11 min read

(Riccardo M.)
‘Ancora una volta mi sveglio in piena notte, soffocato dalla calura di fine agosto, e nel ritrovarmi coricato nel letto di questo modesto albergo di Estoril mi sento sopraffatto dall’ansia. Quella domanda, che da anni mi ossessiona, non fa che amplificarsi nella solitudine e nel silenzio notturni, fino a diventare assordante. Riuscirò infine a trovare una risposta? Tutto ha avuto origine dalla mia inveterata passione per gli scacchi …’. (*)

No, la domanda non era quella del titolo di questo articolo. Un passo alla volta. Permettetemi anzitutto di dire che ho un po’ di nausea quando mi capita di leggere da qualche parte di un Alekhine “simpatizzante del nazismo”. Cosa significa esattamente la parola “simpatizzante”? Se ti sei espresso a favore del nazismo, con comportamenti o scritti, sei un nazista, anche se non sei stato un comandante o una SS ad Auschwitz-Birkenau. Ma siamo alle solite: se scrivessi io (o uno qualunque come me) certe espressioni antisemite, non mi aspetterei pietà, e giustamente, mentre Alekhine era un campione del mondo, quindi venne trattato (e a volte lo è ancora) con un certo rispetto o quantomeno distacco, con qualche eccezione.

Perciò togliamo il “simpatizzante” e cerchiamo di capire perché il grande campione Alekhine era (o volle apparire) nazista.

Senza troppi giri di parole in “The World Chess ChampionshipAl Horowitz, maestro internazionale e giornalista statunitense, affermava che “il vanto principale del programma scacchistico nazista durante gli anni di guerra fu Alexander Alekhine”.

Continua Al Horowitz: “Alekhine si autodifese in una lettera aperta al direttore della rivista australiana “Chess World”, nella quale dichiarava che ‘degli articoli apparsi nel 1941 durante la mia permanenza in Portogallo … ‘nulla venne veramente scritto da me’. Egli si lagnò del fatto che i nazisti lo avevano costretto al silenzio ed alla successiva partecipazione al loro programma scacchistico ricattandolo con minacce dirette contro su moglie. ‘Se l’accusa di collaborazionismo è basata sul mio forzato soggiorno in Germania, non ho niente da aggiungere: la mia coscienza è pulita’.

Al Horowitz parla di affermazioni false da parte del campione russo e ricorda come la stessa URSS già nel 1934 lo aveva denunciato come “simpatizzante nazista”. Simpatizzante un’altra volta, eh? Comprensibile, perché, come scrive lo stesso Al Horowitz, dopotutto Alekhine aveva qualcosa che i sovietici volevano (il titolo mondiale) ed erano “abbastanza disposti a negoziare con lui”. Aperturisti e comprensivi verso il ‘simpatizzante’, insomma.

Eppure Alekhine, che era nato nel 1892 a Mosca, che nel 1921 era espatriato a Parigi (dopo essere stato arrestato) a seguito della rivoluzione russa, che nel 1927 aveva ottenuto la cittadinanza francese, allo scoppio della seconda guerra mondiale (quando si trovava a giocare in Argentina le Olimpiadi), era tornato a Parigi per arruolarsi nell’esercito francese. Senonché, una volta arrestato dai tedeschi, i quali subito lo riconobbero, si schierò immediatamente dalla loro parte e collaborò come poté con loro, vivendo sotto la loro protezione tra Cracovia e Praga e poi, dal 1943, a Madrid, dove partecipò ad alcuni tornei sotto la bandiera tedesca.

Uno dei principali rivali di scacchi di Alekhine, l’ebreo russo, o meglio nato in una cittadina (Žytomyr) allora appartenente all’impero russo ma oggi in Ucraina (e anch’egli emigrato a Parigi), Ossip Bernstein, alla fine della guerra fu particolarmente duro con lui, accusandolo perfino di aver talvolta usato il saluto nazista accompagnato dalla frase “Heil Hitler!”.

In particolare quegli articoli di cui parlavo sopra apparvero nel marzo 1941 a firma di Alexander Alekhine a Parigi sul Pariser Zeitung, un foglio pubblicato dalle forze di occupazione tedesche. Il primo era intitolato “Scacchi giudei ed ariani” (‘Aryan and Jewish Chess‘), il secondo “Il concetto ariano di attacco” (in contrapposizione al concetto ebreo di difesa). Negli articoli, poi apparsi, fra aprile e giugno 1941, anche sulla rivista scacchistica “Deutsche Schachzeitung”, si affermava che gli ebrei avevano avuto un effetto distruttivo nello sviluppo del gioco: “non c’è stato un solo ebreo vero artista negli scacchi”. Gli strali di Alekhine erano diretti soprattutto contro due campioni di scacchi ebrei quali Steinitz e Lasker. Steinitz sarebbe addirittura stato, a detta di Alekhine, “la figura più grottesca che il mondo degli scacchi abbia mai visto”.

La smentita più decisa di aver scritto quegli articoli avvenne del resto tardivamente, subito dopo che l’invito ad Alekhine del gennaio 1946 a giocare il torneo di Londra era stato ritirato dietro insistenza dei rappresentanti degli Stati Uniti.

Tra l’altro nelle sue smentite Alekhine riuscì a contraddirsi, in quanto una volta negò di averli scritti, quegli articoli, e un’altra volta ammise di averli scritti ma senza quel taglio fortemente antiebraico. Ebbene, come attentamente ha valutato lo storico Edward Winter, “se a quegli articoli togliamo il taglio antiebraico, non rimane più quasi nulla” (“Was Alekhine a Nazi?”). Lo stesso Winter aggiunge inoltre che di recente sono state scoperte due pubblicazioni spagnole datate settembre 1941 e contenenti un’intervista ad Alekhine in cui egli dichiarava di essere stato il primo ad occuparsi di scacchi dal punto di vista razziale (Two Alekhine interviews (1941)“.

In una delle sue interviste, nel 1942, il campione non esitò ad esprimersi in questo modo: “Помесь схимника с хищником. Внезапные ходы шахматиста Алехина”

Indubbiamente, gli ebrei si sono spesso distinti negli scacchi, ma questo non significa che i non ebrei fossero inferiori a loro. Al contrario, gli ebrei non erano particolarmente capaci. Il loro gioco è sporco, basato sulla difesa e sull’attesa dell’errore del nemico. Inoltre, è costruito sul principio della vittoria di un ladro, quando un pezzo dopo l’altro viene rubato senza un minimo di coscienza, evitando il colpo risolutore. Questo riflette in pieno la loro mentalità”.

In conclusione oggi non si può più negare la paternità di quegli scritti di Alekhine, come non si può negare il fatto notorio dell’amicizia del campione russo con Hans Frank, il boia nazista di Cracovia, appassionato di scacchi, governatore di Polonia, assassino di milioni di polacchi e a sua volta impiccato a Norimberga nel 1946. Con lui egli analizzava le partite dei tornei, e almeno una foto li ritrae insieme, questa:

Frank seduto al centro, con Alekhine alla sua sinistra (Foto del 21.02.1936, dal Deutsche Schachblätter, via Edward Winter)

Alekhine era spesso ospite di riguardo nella lussuosa abitazione di Frank. Tra le altre cose, Alekhine fu accusato di aver evitato di intercedere a favore del forte scacchista ebreo polacco David Przepiorka dopo che questi fu arrestato semplicemente per essere entrato a Varsavia in un locale dove si svolgeva un torneo di scacchi, locale “vietato agli ebrei”: Frank fece giustiziare il povero David Przepiorka (aprile 1940?) nel campo di sterminio di Palmiry. Altri però scrissero che a quel tempo Alekhine non aveva ancora conosciuto Hans Frank.

Insomma, tra nazismo e antinazismo Alekhine scelse apertamente di stare dalla parte del primo. Perché? E’ la domanda che appare nel titolo di questo post. Ignoranza? Una inconsapevole “mossa debole”? Una valutazione superficiale degli avvenimenti politici di quegli anni? E’ esattamente quanto sostenne il campione russo a sua difesa, scrivendo che lui nulla sapeva delle atrocità del nazismo e che in particolare l’unica cosa che aveva in comune con Frank “il boia di Cracovia” era la smisurata passione per gli scacchi.

Ebbene, se è vero che si sta parlando di un personaggio dalla psicologia controversa, dai molti nemici e con un solo vero amico per sempre (l’amatissimo gatto “Chess”), è altresì vero che Alekhine ebbe una vita tumultuosa che lo portò costantemente in contatto col mondo esterno, che da giovane era stato volontario nella Croce Rossa, che ebbe 4 mogli, che visitò diversi Paesi (dal Canada all’Argentina), che era un uomo troppo intelligente al quale non poteva sfuggire il senso degli eventi che circondavano e turbavano l’Europa in quegli anni. Difficile quindi pensare alla semplice ignoranza, ad un abbaglio nella valutazione politica, e ciò anche perché i suoi risentimenti di base verso il comunismo sovietico e verso gli ebrei potevano con facilità far scivolare il suo pensiero verso l’opposta sponda.

In ogni modo si deve ammettere che c’era ben poco al mondo in grado di suscitare l’interesse di Alekhine oltre agli scacchi: ricordo che già in una intervista rilasciata nel marzo del 1936 al maestro cecoslovacco Karel Opocensky egli disse che “il governo in Germania presta grande attenzione al movimento degli scacchi. Penso che vorrebbero anche la mia collaborazione lì”. Di conseguenza quando Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich, diede larga attenzione alla diffusione degli scacchi nelle scuole tedesche, era normale che Goebbels trattasse Alekhine da amico del Reich e che fosse da lui corrisposto.

Siamo ormai arrivati alla seconda opzione: la scelta della sponda nazista è forse avvenuta per convenienza, per opportunismo, in particolare per amore verso la moglie? E’ un’opzione che vede tutt’oggi molti fautori, anche nomi importanti. Eppure da qualche tempo tale opzione ha subito un colpo quasi irrimediabile, decisivo, proprio grazie alla penna di un connazionale di Alekhine, connazionale che personalmente stimo assai per la sua abilità di storico, scrittore e  capo-redattore di un noto sito di scacchi russo: Aleksandr R. Kentler di “e3e5.com”.

Lo scorso 7 luglio 2021 Kentler, che è di San Pietroburgo, ha pubblicato un esauriente articolo, dal titolo “La difesa di Alekhine” prendendo spunto da alcune (anche recenti) affermazioni che son partite dalla considerazione che Alekhine fosse ostaggio del nazismo in quanto la sua quarta ed ultima moglie, Grace Wishar, era ebrea.

Sì, Alekhine ha scritto articoli antisemiti e ha partecipato a tornei nazisti. Ma faceva parte di un’intesa che gli permise di salvare la moglie ebrea, di evitare che lei finisse in un campo di concentramento” (Anatoly Karpov in “Argomenti e fatti“, 23.12.2020).

Sua moglie, Grace Wishar, era ebrea…. quindi Alexander temeva per lei e fu costretto a fare tutto ciò che i nazisti ordinavano“, (grande maestro Yuri Averbakh in “Sport-Express”, 9 maggio 2021).

In quel terribile momento …. Alekhine è diventato … ostaggio del regime fascista. La moglie era ebrea … Basta guardare la foto per far sparire gli ultimi dubbi“, (grande maestro Ilya Smirin su “chess-news.ru” 13.10.2013).

…. per amore di sua moglie Alekhine ha accettato di giocare nei tornei organizzati dagli invasori“, (Evgeny Gik nel suo libro “Wives of Chess Kings”, 2006).

Che la signora Grace Wishar fosse ebrea sembra lo abbia scritto per la prima volta un biografo di Alekhine, tal Viktor Charushin. Dice a questo punto Kentler:

Ero soprattutto rimasto sorpreso che Alekhine, nella sua lettera di pentimento agli organizzatori del torneo di Londra (Madrid, 12/6/1945), non avesse rivelato l’origine ebraica della moglie …. Inoltre la stessa Grace, né prima né dopo la morte del suo ultimo, sesto marito, mai ha accennato all’argomento. E neppure nessuno per molti anni dopo la morte di Alekhine ha parlato dell’ebraicità di Grace Wishar. Fino a Charushin”.

Ecco allora che Kentler ha deciso di studiare a fondo la biografia della Wishar e di procedere ad accurate ricerche nel di lei albero genealogico. Quindi si è rivolto a Parigi, a colui che è forse oggi il più grande esperto al mondo sull’etimologia di cognomi e nomi ebraici, autore del libro “Origins of Yiddish Dialects”, Alexander Beider. Questa è stata, in sintesi, la risposta del professor Beider:

“Il cognome Weishaar (in tedesco: “capelli bianchi”) è molto raro tra gli ebrei …. Emile Bernard Weishaar (padre dell’ultima moglie di Alekhine) è stato battezzato il 14 luglio 1847 nella Chiesa di Saint-Germain des Prés il giorno dopo la sua nascita, suo padre era Jean Weishaar e sua madre era Adèle Dartmann. Ha cambiato il suo cognome in Wishaar dopo essersi trasferito negli Stati Uniti con i suoi genitori nel 1853. A giudicare dai nomi e cognomi, si tratta di una famiglia cattolica che si trasferì a Parigi o dall’Alsazia-Lorena, o dalla Germania occidentale… Non ha niente a che fare con gli ebrei. Lo stesso vale per la madre, Grace Maria Ida Smith, che diede alla luce una figlia il 26/10/1876 a Beverly e della quale si sa che era seguace della Chiesa Episcopale. Smith è il tipico cognome di una famiglia anglosassone. Assolutamente nessun motivo per pensare ad ebrei”.

Conclude Kentler: La cosa più triste è che, ovunque appaia questo articolo, i sostenitori dell’ebraicità di Grace Wishar continueranno a difendere la loro tesi, senza preoccuparsi di cercare alcuna prova …. Purtroppo oggi è anche di moda ricercare radici ebraiche fra personaggi famosi, un’occupazione particolarmente accanita da parte di coloro che sono convinti che gli ebrei siano responsabili di tutto.

Insomma, si metta l’anima in pace l’ultranazionalista Karpov: fino a prova contraria Alekhine divenne antisemita e collaboratore dei nazisti per sua scelta consapevole (la prima delle tre opzioni citate nel titolo), non per sbaglio/ignoranza né per amore verso la moglie Grace.

E si metta l’anima in pace anche lo Smirin, quello del “basta guardarla in faccia …”, parole che potrebbero richiamare quell’ideologia razzista che fu alla base del nazismo e che suonano fuori luogo da parte proprio di un GM israeliano. Ricordiamo infatti che gli ebrei, come scriveva l’antropologo inglese Ashley Montagu, “non sono e non sono mai stati una “razza” o un gruppo etnico, ma sono e sempre sono stati una entità sociologica”.

Il 24 marzo del 1946 Alexander Alekhine fu trovato morto nella sua stanza dell’Hotel do Parque ad Estoril, nel Portogallo di Salazar, un Paese dove la dittatura avrebbe resistito fino all’inizio degli anni Settanta. Anche i suoi ultimi giorni e la sua morte, come la sua vita, hanno fatto discutere assai, perché a qualcuno parve strano che fosse stata determinata, come si scrisse in autopsia, da soffocamento per asfissia causato da un pezzo di carne rimastogli incastrato nella laringe. Si pensò ad altro, anche ad un suicidio o ad un omicidio.

Di certo l’asfissia non uccide in pochi secondi e sembrò strano che negli scatti fotografici quasi tutto intorno a lui apparisse bene in ordine, scacchiera compresa, tanto da far dire allo scacchista portoghese Luis Lupi (che fu ammesso ad entrare nella stanza della morte in quanto collegato alla PIDE, la polizia politica di Antonio Salazar) che Alexander era “in una posizione così tranquilla che si sarebbe potuto pensare che stesse dormendo”. E poi, per quale strano motivo indossava, durante la cena, quel pesante cappotto? Queste e altre interessanti osservazioni potete trovarle in questo scritto di Maurizio Canauz: “A spasso nel tempo: la morte di Alexander Alekhine”.

C’è tuttavia da aggiungere che lo stesso Winter nel 2003, e poi il maestro Raul Ocampo in un articolo del 2009 su Chess.com, hanno scritto che Lupi affermò che la scacchiera era stata lì posta appositamente dal fotografo.

Non credette alla versione “asfissia” nemmeno il nostro grande scrittore triestino Paolo Maurensig, che nel suo romanzo “Teoria delle ombre” (Adelphi 2015) s’inventò un personaggio, scacchista anche lui, che volle riaprire il caso fino a risolverlo grazie all’aiuto ed ai ricordi particolari di un anziano cameriere portoghese. Le “ombre” del controverso e turbolento passato avvolsero Alekhine fino all’ultimo, nella solitudine della sua stanza d’albergo di Estoril, mentre l’ombra del suo atteso giovane rivale, Mikhail Botvinnik, non si sarebbe mai materializzata di fronte a lui e ad una scacchiera.

Un romanzo da non perdere!

Alekhine fu seppellito il 16 aprile nel cimitero di Sao Joao do Estoril. Dieci anni più tardi la salma fu traslata a Parigi, nel cimitero di Montparnasse. Un’ombra perfino qui: secondo alcuni il corpo esumato non fu il suo ma quello di una donna! (le ossa parevano troppo piccole). Adesso, grazie alle ricerche di Aleksandr Kentler, almeno una delle tante ombre, quella sulla presunta ebraicità della signora Grace Wishar, dovrebbe essersi dissolta per sempre.

Tutto quanto detto sopra non intacca minimamente, per esser chiari fino in fondo, il valore di un giocatore di scacchi che, se non il più grande, è stato probabilmente fra i due o tre più grandi campioni di ogni tempo.


(*) trattasi delle prime 8 righe del romanzo di P.Maurensig “Teoria delle ombre”

Nell’immagine sotto il titolo, Grace Wishar, quarta moglie di Alexander Alekhine

(Riccardo Moneta per “UnoScacchista”) Copyright/tutti i diritti riservati

10 thoughts on “Alekhine: nazista per convinzione, per ignoranza o per amore di Grace?

  1. Danilo, grazie! E grazie anche per aver scritto il tuo commento qui, direttamente nell’apposito spazio del Blog.

    1. Andrea, grazie anche a te, con l’augurio che qui sul nostro Blog potrai trovarne tanti altri di tuo gradimento!

  2. Non sapevo di questa cosa secondo cui in realtà la moglie non fosse affatto ebrea…
    Di sicuro questo fatto cambia alcune valutazioni…
    Resto cmq nel dubbio, perchè esistono (a quanto ne so) elementi a favore di tutte e tre le ipotesi del titolo
    1. Alekhine potrebbe essere stato pure nazista per ignoranza: uno che venne salvato dal plotone d’esecuzione 2 ore prima della fucilazione è ovvio che non possa amare i comunisti…
    questo l’ho visto per esperienza diretta: mio padre, classe 1924, fu scambiato per una spia tedesca e messo davanti al plotone d’esecuzione…
    Poi la cosa fu chiarita e si salvò, ma da allora il suo risentimento verso gli americani fu una costante: anche un disastro naturale era in qualche modo colpa loro
    Perché per Alekhine doveva essere diverso ?
    2. Il suo secondo nel match contro Euwe era il maestro ebreo Landau e si sa dei suoi ottimi rapporti col maestro ebreo Jaffe
    3. Nei suoi scritti antisemiti Alekhine loda e ringrazia Capablanca che ha rimosso l’ebreo Lasker
    Ma era arcinota a tutti la grande antipatia reciproca col cubano e la sua ammirazione di Lasker, mi risulta veramente difficile credere sia stata scritta di suo pugno…

    In definitiva, il fatto che (probabilmente) la moglie non fosse ebrea mette dei dubbi, ma ci sono elementi che potrebbero far dubitare delle anche delle tesi opposte…
    Per quanto mi riguarda, la cosa resta dubbia…

    1. E grazie anche ad alex67. Sul punto ‘3’ consentimi di fare una precisazione, dal momento che esiste un documento, citato in uno scritto di Edward Winter. Questi nel 1987 ricevette dal giocatore spagnolo Pablo Moran un ritaglio della pubblicazione madrilena “Informaciones”, datato 3 settembre 1941, con un’intervista rilasciata a Valentin Gonzalez da Alekhine, di passaggio a Madrid. Tra le altre cose, Gonzalez gli chiese quale fosse il giocatore che ammirava di più, e Alekhine rispose: “Tutti. Ma tra loro devo sottolineare la più grande gloria di Capablanca, che è stata quella di eliminare l’ebreo Lasker dal trono mondiale degli scacchi”.
      In: https://www.chesshistory.com/winter/extra/alekhine5.html

  3. aggiungo il mio dubbio: Alekhine nazista per convenienza/necessità. Come uomo intelligente mi viene difficile pensare che non si rendesse conto di quello che succedeva, ma è anche vero che la propaganda come la pubblicità ubriaca la gente, quante volte ho sentito: … ma noi pensavamo fosse giusto e normale fare cosi… sentiamo oggi come la propaganda parla e altera nasconde le cose in russia, l’ideologia è più pericolosa di ogni cosa e a volte ha il sopravvento sull’intelligenza per anni, prima che ci si ravvede. Quindi posso anche pensare che persone opportuniste o per spirito di sopravvivenza abbiamo fatto scelte di cui poi si sono vergognati o hanno voluto rinnegare e dimenticare. è solo una mia riflessione non ho certezze.

    1. Sono d’accordo sulle ideologie, il cui fine ultimo è sovente il totalitarismo. Purtroppo non tutte le persone intelligenti rinnegano/si ravvedono/si vergognano dei propri comportamenti, neppure a distanza di anni. Ciò perché spesso l’intelligenza è strumento del male e non del bene. Ciao, Danilo, e ancora grazie per il tuo intervento.

Rispondi a danilo Annulla risposta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: