Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Il Contro Gambetto Filiberti, Torlupara, Atahualpa, …

(Daniel Perone e Roberto Cassano)

Dedicato all’amico Lorenzo Castellano

Il filosofo Giambattista Vico (1688-1744) creò la “Teoria ciclica dell’evoluzione della storia”, secondo la quale le idee e le azioni dell’uomo si ripetono ciclicamente lungo il tempo. Accade in tutte le attività umane, Nobil Gioco incluso.
Credete che non sia possibile?
Fate attenzione perché quanto ci accingiamo a scrivere ebbe un inizio lontano nel tempo, quando un gruppetto di alunni – adulti – aveva chiesto a Daniel se poteva mostrare loro e commentare qualcosa sul gambetto Guzpatarra.

Giulio Cesare Polerio (Lanciano, 1548 – Roma, 1612) scrisse: «Gambitto che in Ispagna si chiama Guspatara et è molto frequentato» un fatto ormai abbastanza conosciuto ma questo, ovviamente, non era sufficiente per approfondire la questione.

Daniel in precedenza aveva scritto un testo in lingua spagnola per pochi amici che, successivamente tradotto in italiano (La variante Corgnati Newsletters ASIAS n. 63, Aprile 2020), poteva già rispondere alla richiesta, ma l’articolo che ci ha fatto da guida, per quello che crediamo sia più adatto per fare un po’ di luce sul tema, è stato l’interessante articolo a firma Josè A. Garzón, uno dei massimi esperti mondiali di storia degli scacchi, sul gambetto sparito La segunda vida de Guzpatarra (pubblicato sulla rivista della Sociedad Española de Problemistas de Ajedrez PROBLEMAS, No 27 Julio de 2019, pp.773-774) nel quale ricordava i preziosi manoscritti di Giulio Cesare Polerio che ne testimoniavano l’uso frequente e la maestria della grande scuola scacchistica spagnola.

Sempre Daniel si è ricordato di quando al Re era concesso di “saltare” come il Cavallo permettendo così di creare – già a quel tempo, nel secolo XVI – l’apertura Guzpatarra con le mosse: 1.e4 e5 2.f4 exf4 3.d4 ! Dh4+ 4.g3 fxg3 5.Rg2 ! (Il Re muovendo salta da e1 in g2 con una mossa di Cavallo).

L’Apertura Guzpatarra, ai tempi del Polerio

Ed ecco la posizione del Gambetto Guzpatarra, nel quale si cristallizza l’essenza del Re dei gambetti, il Gambetto di Re, una sorta di apertura ‘perfetta’ che anticipava i postulati della scuola romantica: i sacrifici, l’apertura di molte linee ed il vantaggio di sviluppo, la quintessenza del gioco romantico.

Nel 1982 il grande storico italiano degli scacchi Adriano Chicco («Fondo gesuitico N. 539» in Scacchi & Scienze Applicate, Vol. 2 N°1 (1982) pp.29-32), riportando che il Salvio scrisse che il giovane Giovan Domenico D’Arminio, figlio di un medico napoletano (Cesare D’Arminio): “… fu realmente uno dei primi giocatori di Napoli: di lui abbiamo diversi impianti di gioco, e alcuni partiti, e a lui si deve la divulgazione in Italia del gambetto chiamato in Spagna “Guspatava” (1.e4 e5 2.f4 exf4 3.d4 Dh4+ 4.g3 fxg3 5.Rg2 Dxe4 6.Cf3 gxh2). Con questa apertura obbligata si svolge una piccola sfida fra il Salvio e Giovan Domenico D’Arminio (+2 =1 -1)”. [Salvio, Il gioco degli Scacchi, Napoli 1723, p.111]

Il Gambetto Guspatava (1600 circa)

Nell’aprile 2011, lo storico Andrea Vitali, fondatore nel 1985 dell’Associazione Culturale “Le Tarot”, per quanto riguarda l‘arrocco’ scrive [1]: “Di grande importanza riguardo l’origine e lo sviluppo di questa mossa è una disamina di Diego D’Elia [2], a nostro avviso fra le massime autorità dell’argomento, gentilmente fornitaci e che qui riportiamo: “Le origini più remote di questo movimento combinato di Re e Torre (rocco, secondo la dizione tipica medievale) sono rintracciabili, concettualmente, nel cod. El Escorial, Biblioteca del Monasteiro del El Escorial, T.I.6 (sec. XIII) nonché nel Liber de Moribus … di Jacopo da Cessole, databile nella seconda metà del XIII secolo: in questi due testi si parla del salto del re, secondo diverse modalità, movimento primitivo dal quale, con ogni probabilità, è derivato l’arrocco propriamente detto. La prima menzione esplicita a me nota dell’arrocco compare nel Lucena, Repetición de Amores y arte de axedrez con CL juegos de partidos, Salamanca, Leonardus Hutz e Lupus Sanz, [1497], al f. 38r. Dato che Lucena recepisce e trade quanto da lui notato nel gioco vivo in Spagna e, asseritamente, in Italia ed in Francia, si può indicare il periodo storico di interesse nel XV secolo.

In quei tempi (non c’è una data precisa) c’era ancora molto da sperimentare, nascevano linee di giochi fiammeggianti e ardite come ad esempio questa avventurosa difesa; la stessa cosa poteva accadere nuovamente molto tempo una volta dimenticata…

Come ad esempio accadde indipendentemente a Palermo e Roma per una curiosa coincidenza.

A Palermo, negli anni ’70 del secolo scorso, non sappiamo se per via della Santa Patrona della città, Santa Rosalia, affettuosamente chiamata dai cittadini, “la Santuzza“,  la stessa difesa veniva chiamata “La Santa”, quasi a volersi raccomandare, per chiedere di essere aiutati nell’impresa di giocare tale rischiosissima difesa…

A Roma, invece, verso la fine del secolo scorso, era chiamata la “Difesa Tor Lupara” giocata frequentemente da Antonio Nicolai (abitante a Tor Lupara, una località del comune di Fonte Nuova in provincia di Roma).

Una difesa che, in una delle sue varianti, giunge a una posizione simile a quella del Guzpatarra con i colori cambiati! La sola posizione dei pedoni d4-e4 fa la differenza.

E allora vediamola questa variante della difesa:

La “difesa Torlupara”, a Roma verso la fine del XX secolo.

La quarta mossa è scorretta? E’ una mossa spericolata? Sì, in vero arrischiatissima, ma come confutarla?

Senz’altro 4. … Rg7 non è l’unica risposta possibile, lo sviluppo del Cavallo nella casa f6 permette di continuare con un miglior equilibrio posizionale: “La bizzarra uscita di Re alla seconda mossa può essere sostituita dallo sviluppo del Cavallo di Re che rende il gioco del Nero un po’ più sicuro.” (Ragonese, 2014).


Questa difesa, però, non si giocava soltanto a Palermo e a Roma ma anche a Novara e di questo dobbiamo ringraziare Mauro Berni di Genova che ci ha prontamente segnalato la lettera di Luciano Lilloni che venne pubblicata nella rubrica ‘IL LETTORE SCRIVE’ a p.80 de L’Italia Scacchistica, n. 714 dell’aprile 1965:

La difesa Della Santa

Sig. Direttore,

il prof. Ottorino della Santa, presidente del Circolo Scacchistico Novarese di cui sono socio, avendo il Nero gioca sempre questa curiosa difesa:

Invece di 3.Dh5+ il Bianco può giocare molto bene anche 3.Df3 (se ora 3. … Cf6 4.g4) oppure 3.Cf3 o anche 3.b3 o magari 3.g4, o infine 3.d4, in ogni caso con vantaggio.

Ciò premesso, vorrei sapere se la difesa figuri nell’elenco delle aperture a cura della FIDE.

In caso negativo, si dovrebbe battezzarla. Il prof. Della Santa la chiama scherzosamente la Difesa Ebrea, comunque riterrei più esatto chiamarla Difesa di Novara o anche, considerati i lunghi anni da cui il professore pratica con risultati non sempre ingloriosi, Difesa Della Santa.

Luciano Lilloni (Novara)

Questa la risposta della rivista:

Nell’unica edizione ufficiale della FIDE (1933) DEI “Débuts du jeu d’échecs” – Leur désignation uniforme – a pag. 35, capitolo XXIX, vi è indicato un “Gambit en second” con le seguenti mosse: 1.e2-e4 f7-f5. Altro non c’è. Ora, volendo dare un nome alla difesa 2. … Rf7 (dopo l’accettazione del gambetto con 2.exf5), nulla vieta di chiamarla Difesa Della Santa, visto che attualmente è solo lui che la pratica.

L’Italia Scacchistica, n. 714 aprile 1965, p. 80

L’indagine su questa apertura, la prima mossa del nero per la precisione, mi portò a un’altra sorpresa: giacché il contro gambetto Filiberti negli anni cinquanta del XIX secolo seminava sconcerto e stupore sulle scacchiere romane con la sorprendente 1. … f5 !?

 Immagino che Filiberti sia stato sorpreso e ammaliato dalle combinazioni spericolate, che senza dubbio rendono il gioco attraente, spettacolare ed efficace, al punto di immergersi nello studio e nell’analisi di questa linea di gioco per metterla in pratica di frequente con assoluta maestria.

Possiamo sia ipotizzare che lo scacchista romano conoscesse alcuni antecedenti concetti o che conoscesse già un buon numero di partite giocate con questa difesa e chissà, se alcuni di questi esempi, provenivano dall’America del Sud?

Eppure nella Nuova rivista degli scacchi (1879, p. 252), nel suo necrologio a firma di Giovanni Tonetti c’è scritto “Egli è stato uno dei più distinti scacchisti romani, e, ne’ suoi bei tempi, non la cedeva che di poco al Dubois. Il suo giuoco, brillante ed ardito, era improntato di una singolare originalità; e lo stile credo che fosse (lasciatemi dire cosi) un riverbero di quello del Luchini, di cui fu grande ammiratore. Il Filiberti non volle mai aprire un libro sul giuoco. Trattati e trattatisti egli quasi sprezzò traendo tutti i suoi concetti dal proprio cervello, e veramente per siffatto riguardo potrebbe paragonarsi al Des Chapelles. Cosa sarebbe potuto divenire questo intelletto, già di per sè cosi ferace, se fosse stato corroborato da buoni studi, niuno può dire. (…) È cosa spiacevole che di questo forte giuocatore non ci restino scritte che poche partite, e quasi tutte colla peggio per lui. Del resto, è anche cosa naturale. Il Filiberti, che non essendosi mai occupato di teoria non sarebbe riuscito a decifrare una partita scritta, non sapeva per conseguenza nemmeno come fare per mandare una partita, giuocata da lui, alla posterità, dato il caso che glie ne fosse saltato il ticchio.”; malgrado queste precise affermazioni, c’è una versione, non molto diffusa in cui la storia e la leggenda si mischiano con le idee del giocatore romano giacché secondo alcuni storici, Atahualpa, il capo Inca morto nell’anno 1533 (sedicesimo secolo, un’altra coincidenza), giocava a scacchi con i conquistadores e, contro 1. e4 rispondeva ripetutamente 1. … f5 ?!

Un giorno, era l’alba, Daniel si rigirava nel letto ripensando: “Ma che stregoneria era mai questa?”

Il talentuoso inca, avrebbe imparato a giocare a scacchi da solo, osservando gli spagnoli, perciò non sarebbe impossibile che la “difesa Atahualpa” sia stata abbozzata da lui stesso d’accordo allo stile di gioco diffuso a quel tempo, forse con “il salto del Re Guzpatarra”, rischiando sin dalla prima mossa, dato che ciascuno se la cavava da solo in un ambiente selvaggio ed ostile.

Su quest’ultimo punto tentiamo di immaginare senza essere sicuri di farlo bene: in un tempo lontano, in un luogo quasi senza traccia della civiltà, in forte contrasto con l’atteggiamento “intellettuale” di Atahualpa.

Poi Daniel, qualche giorno dopo, spronato dalla curiosità, “gironzolando” sul web, è rimasto sorpreso poiché alcuni storici sono convinti che Atahualpa giocava spesso una capricciosa continuazione che attirò la sua attenzione: 1.e4 f5 ?! 2.exf5 h5 ?!

Oggi, i motori scacchistici permettono a chiunque di constatare che questa mossa non è affatto buona ma, a quel tempo ancora non si poteva sapere …

Comunque c’è ancora un’altra sorpresa: siete pronti? Ecco un’altra continuazione, ancora di Atahualpa:

La “difesa Atahualpa”, inizio XVI secolo.

Ovvero proprio la difesa Tor Lupara! Che ne dite?

Certamente anche quest’ultimo paragrafo può sembrare dubbioso. E sì, può esserlo, però aggiunge all’indagine un’aria di mistero e di segreto che ci trascina in un mondo di fantasia. In fin dei conti, questa storia si è sviluppata nelle ombre e finì nelle ombre …

Allora è anche comprensibile che, ben cinque secoli dopo, l’incantesimo del gambetto sparito possa ancora continuare e con una vittoria del Nero!


Perché abbiamo voluto dedicare questo testo all’amico Lorenzo Castellano ?

Il caro Lorenzo disse a Roberto che nell’estate 2021 aveva già iniziato a lavorare ad un libro (con il probabile titolo “La difesa 1.e4 f5 e i suoi sviluppi”) chiedendogli se aveva notizie sul Filiberti, un giocatore romano dell’ottocentesca Accademia Scacchistica Romana; Lorenzo aveva da poco tempo iniziato le sue ricerche e non ne conosceva ancora il suo nome esatto. Roberto, ad inizio dicembre gli rispose così:

“Il suo nome di battesimo è Felice, com’è riportato nell’Indice analitico a pagina 350 del volume scritto da Zavatarelli (Serafino Dubois – Quarant’anni di scacchi da Campione, Messaggerie Scacchistiche, Brescia, 2017) e potrà servire per ulteriori ricerche a Lugnano in Teverina (Terni), magari riuscirai a trovare qualche suo erede…

Intanto, ad ulteriore conferma, il suo necrologio è sulla NRDS 1879, N.9 Ottobre-Novembre a p.252, qui in allegato insieme a questi testi:

    • LA DIFESA TORLUPARA di Rosario Lucio Ragonese, RIVISTA SCACCHI N.42 del 20 maggio 2014, pp.31-33.
    • La variante Corgnati di Daniel Perone, NEWS LETTER ASIAS N.63, pp.22-24.
    • Lettera d’autore: ancora su Dubois, Torre & Cavallo Scacco!, n. 1, gennaio 2005, 32-34.
    • Serafino Dubois Il Professionista di Barsi & innocenti, Messaggerie Scacchistiche, Brescia 2000 (un estratto di 15 pagine).

Ti ricordo che:

Leopoldo Bellotti, un Maestro romano dell’Ottocento“: “Fece la sua prima apparizione all’Accademia Romana degli Scacchi intorno al 1850 quando aveva circa venti anni; in quel decennio (1851-1860) la comparsa di nuovi valorosi elementi fra i quali, appunto, eccelleva il Bellotti fattosi alla scuola del Filiberti, un giocatore romano da caffè.”

E come ci ha ricordato Bruno Arigoni:

Conferenza ‘Duecento anni di scacchi a Roma’ (1819-2019) – Parte 1.5“: il Bellotti, formatosi nella scuola del Filiberti, nel 1862 superò il campione di Francia De Reviere nella proporzione di 3 a 1.

Il Filiberti nel Gambetto Kieseritzky trovò un miglioramento (11.g3): “La mossa di Filiberti approvata dall’Handbuch e data per migliore dal Dubois nel suo libro di Aperture.” come ci ha ricordato Bruno Arigoni in “… e un bel gambetto vincente di Serafino Dubois“.

Eventualmente altre notizie sul Filiberti giocatore e personaggio, sono ancora da ricercare, a meno che Dubois non abbia poi inserito tutto quanto su di lui nei due libri sui “Quarant’anni” che hai già e che appena posso controllerò anch’io.

Inoltre credo che qualcosa si possa trovare negli altri vecchi testi del Dubois (Le Principali Aperture del Gioco degli Scacchi Dubois, Monaldi, Roma 1869-72) e forse anche su qualche rivista presente nel sito Chess Archeology – Library – Online Chess Periodicals (https://www.chessarch.com/library/library.shtml) poiché lui era in contatto con gli scacchisti stranieri ai quali dava sempre notizie degli scacchi a Roma e in Italia.

Altre notizie datate su questa “Difesa” (direi più un “Gambetto”) penso che si potranno ritrovare spulciando le vecchie riviste italiane (RIVISTA DEGLI SCACCHI del 1859, NUOVA RIVISTA DEGLI SCACCHI pubblicata dal 1875 al 1903 e RIVISTA SCACCHISTICA ITALIANA edita dal 1900 al 1913), oppure sui vari giornali italiani d’epoca come Illustrazione Universale, Tribuna illustrata, ecc. e nelle varie rubriche dei giornali come L’Emporio Pittoresco, L’Album di Roma, ecc. alcuni di questi si trovano in rete digitalizzati.

Ma come si capisce la ricerca non sarà nè facile nè veloce…

Infine, ricordavo male, Corgnati non è argentino ma italiano… mentre del “Gambetto Guzpatara” (o Guzpatarra ?) ne scrisse addirittura Polerio nel XVI secolo !

A questo punto su quest’ultima si dovrebbe continuare la ricerca dai libri scritti da Giovanni Baffioni:

    • Giulio Cesare Polerio Lancianese Maestro di Scacchi (XVI-XVII). Lanciano, Regione Abruzzo Centro Servizi Culturali, 1993;
    • Lectura Polerii – Regione Abruzzo – Centro Servizi Culturali – Lanciano 1994;
    • Giulio Cesare Polerio – “L’Apruzzese” – Maestro di Scacchi Europeo (XVI – XVII) 1995

e anche in questi altri due:

    • Diego D’Elia. Il codice vaticano «Boncompagni n. 3». Il più complesso ed importante codice scacchistico della Biblioteca Apostolica Vaticana. Roma, Edizioni Quasar, 2000
    • Alessandro Sanvito. I codici scacchistici di Giulio Cesare Polerio e Gioacchino Greco. Brescia, Messaggerie Scacchistiche, 2008.

nonché dal link https://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Polerio e da questi due scoperti oggi:

Buon lavoro e a presto!!”


NdA: Post aggiornato il 24 ottobre 2024 con correzioni a seguito di una precisazione di Daniel Perone e di una importante segnalazione di Mauro Berni


[1] VITALE A., Rochi e Tarochi – Una suggestiva ipotesi riguardante l’etimo della parola “Tarocco” (http://www.letarot.it/page.aspx?id=275).

[2] D’ELIA D., Il Codice Vaticano Boncompagni N.3. Il più complesso e importante Codice Scacchistico della Biblioteca Apostolica vaticana, Trieste, Edizioni Quasar, 2000.

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