Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Conferenza ‘Duecento anni di scacchi a Roma’ (1819-2019) – Parte 2

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(Roberto C.)
Tra i principali eventi culturali collaterali al 4° Festival ‘Roma Città Aperta’ (8-15 dicembre 2019) nella mattinata del 13 dicembre 2019 si è svolta, in onore del bicentenario dell’Accademia Scacchistica Romana, la conferenza ‘Duecento anni di scacchi a Roma’ (1819-2019). Dopo la prima parte pubblicata due settimane fa, ecco la seconda parte.

ANTONIO SACCONI (1895 – 1968)

Il successore di Guglielmetti fu il conte Antonio Sacconi, ingegnere, figlio dell’architetto che costruì il monumento al Vittoriano, ovvero, l’Altare della patria di Piazza Venezia a Roma. Giocatore, fanatico della Difesa Francese, problemista e studista.

Lo scacchista Bigelow, Campione di scacchi della Oxford University, raccontò il seguente  aneddoto: “Ho imparato le mosse da una governante svizzera a Lucerna, in Svizzera, all’età di dieci anni. Per diversi anni non ho nemmeno guardato una scacchiera. Poi ho incontrato un ragazzo un po’ più grande di me, in un collegio di Mondragone, a Frascati, a pochi chilometri da Roma. Abbiamo giocato insieme occasionalmente nell’anno che ho trascorso lì. La sua abilità superiore ha risvegliato da parte mia il naturale desiderio di superarlo. In seguito divenne uno dei giocatori più forti d’Italia e un membro della loro squadra nei tornei internazionali. Si chiama Conte Antonio Sacconi.

Sacconi si mise in luce nel 1917 quando vinse a Roma il torneo del Caffè Balbo dopo lo spareggio con Bernheimer (+3 =1) e davanti a Rosselli Del Turco col quale l’anno successivo pareggiò un match (+1 =4 -1); nel 1920 vinse il torneo a categorie di Roma e nel 1921, a 26 anni, fu promosso maestro nel torneo di campionato di Viareggio. Partecipò a quattro Olimpiadi (+13 =18 -20); in quelle di Varsavia del 1935 ottenne con il nero una patta con Alekhine rimanendo in vantaggio per buona parte della partita. Arrivò al titolo di M. I. 30 anni dopo, nel 1951, all’età di 56 anni.

  • 1925: vinse il match con Monticelli (+5 =2 -3).
  • 1926: 1° a Milano, 2° Padulli 3° Rosselli Del Turco 4° Monticelli.
  • Dal 1927 al 1935 partecipò a quattro Olimpiadi (22 punti su 50): Londra, L’Aia, Folkestone e a  Varsavia dove ottenne con i neri una patta con Alekhine rimanendo in vantaggio per buona parte della partita.
  • 1935: Campione Italiano Firenze con 9,5 su 12, 2° Romi 3° Rosselli del Turco.
  • 1937: vinse il torneo di Milano, alla pari con Rosselli del Turco.
  • Nel 1939, a seguito di un diverbio con un gerarca fascista, l’Opera Nazionale Dopolavoro lo sospese da tutte le competizioni sportive. Il gerarca, entrando nella sede dell’Accademia Scacchistica Romana in piazza Colonna, ove si svolgevano le partite del Campionato italiano, definì gli scacchi “un gioco da femmine” suscitando l’irata immediata reazione di Sacconi che lo schiaffeggiò.

Sacconi poté riprendere l’attività agonistica soltanto nel 1946 vincendo il Torneo Magistrale di Roma. Anche il Circolo romano fu sanzionato dal regime: privato della sua sede, poté riaverla solo nel dopoguerra. Per approfondimenti su Sacconi qui.


VINCENZO NESTLER (1912 – 1988)
UN SICILIANO A ROMA

Vincenzo Nestler nasce l’8 gennaio 1912 ad Agrigento quando ancora questa città si chiamava Girgenti; andò a Messina per studiare matematica dove apprese i primi rudimenti del gioco degli scacchi e nel 1931, frequentando l’abitazione del professor Pasquale Calapso (Carini, 12 aprile 1872 – Messina, 3 maggio 1934), docente di matematica all’Università di Messina, ebbe l’occasione di incontrare suo figlio Remo (Palermo, 11 ottobre 1905 – Roma, 21 maggio 1975), origine della sua passione per gli scacchi.

Questo il riassunto dell’episodio raccontato dallo stesso Nestler: “Lo vide per la prima volta quando entrò, con altri condiscepoli studenti di matematica, in casa Calapso e di essere rimasto sorpreso ed ammirato nell’osservarlo, mentre era seduto a farsi radere dal barbiere, giocare a scacchi alla cieca contemporaneamente contro quattro avversari, ciascuno dei quali aveva di fronte la propria scacchiera, e che lui stesso, entusiasmato da tanta abilità, in seguito si dedicò con impegno agli scacchi“.

Come Calapso padre (Pasquale) fu il suo primo maestro nelle scienze matematiche, così il figlio (Remo) lo fu per gli scacchi. Nestler si trasferì a Roma, si laureò in Scienze Matematiche e divenne assistente nella stessa facoltà; in questa città, dove poi visse, divenne a 20 anni socio dell’Accademia Scacchistica Romana ed iniziò un’intensa attività scacchistica.

Dai primi anni ’30 e fino al 1984 partecipò ad un’ottantina di tornei con risultati alterni: ne vinse 13, arrivò al 2° posto in 7 e al 3° posto in 9 ed arrivò a volte sia a metà classifica che all’ultimo posto ma in seguito fu in grado di dimostrare la validità del suo gioco con altre vittorie e buoni piazzamenti.

1942: al Campionato Romano arrivò 1°-2° insieme al suo grande amico Calapso con 15½ su 16 (3° Briffa 13 4° Maienza); il titolo andò al Maestro Nestler in applicazione dell’allora art.15 Regolamento dei Tornei Nazionali quando non erano ancora previsto alcun tipo di spareggio.

Nestler vinse due campionati italiani: nel 1943 a Firenze con un perentorio 8½ su 9 e nel 1954 a Trieste dopo lo spareggio con Staldi vinto 4 a 2; arrivò 1°-2° insieme a Castaldi anche nel Campionato di Rimini del 1959 ma il titolo fu assegnato a Castaldi per il miglior spareggio tecnico, 2° con Stalda nel Campionato di Napoli del 1937 e 3° sia a Roma nel 1947 che a San Benedetto del Tronto nel 1971.

1950: 1° al Torneo Nazionale Magistrale di Venezia con 11 punti su 15 distaccando il terzetto Castiglioni, Paoli e Giustolisi 9½; il romano Giustolisi scrisse: “… dal cui lotto è emerso Nestler, con una limpida vittoria. Un po’ in ombra al recente Campionato Italiano di Sorrento, egli ha questa volta giocato sfruttando meglio le sue possibilità, ottenendo un punteggio veramente superlativo. Calcolatissimo, sempre presente a se stesso anche nelle posizioni più difficili e aggrovigliate, questo giocatore di stampo… anglo-sassone, in virtù di una esemplare condotta di gara, è riuscito ad assicurarsi il primato. Il suo brillante successo è soprattutto dovuto, ancora una volta, a quel calibrato, quasi matematico impianto di gioco, che lo distingue e che gli fa adottare di preferenza una tattica squisitamente posizionale”.

1959: con l’Accademia Romana, vinse il 1° Campionato Italiano a squadre a Lerici (Nestler, Giustolisi, G. Primavera, Sacconi, Tatai).

Tra le sue prestigiose vittorie quelle con i GM Portisch, Barcza, Donner, O’ Kelly e i tanti MI  (Canal, Castaldi, Giustolisi, Golombek, Heidenfeld, Nikolic, Paoli, Perez, Porreca, Szabados, Tatai, Vujovic e Zichichi).

Per approfondimenti su Nestler qui, mentre per la  seconda relazione prima questo breve video di minuti 3:19

 

e dopo quest’altro dal suo inizio fino al minuto 11:06.

 


1970 – 1992

Roberto Primavera, fotografia di Paolo Andreozzi

Il M° Roberto Primavera, classe 1941, è il figlio del M° Giuseppe (1917-1998); entrambi ricoprirono la carica di Presidente del sodalizio negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso e ci ha raccontato e documentato fotograficamente l’Accademia Romana negli anni del ‘suo’ periodo, a partire dal 1970, quello più vincente di tutta la  storia del circolo.

Questo l’inizio della sua relazione: Allora, dalla storia cerchiamo di passare alla cronaca; il discorso che è stato impostato è perfetto, cioè si è seguita la storia dell’Accademia dai primi anni così, diciamo, ricostruibili… adesso io vi porto una testimonianza diretta di quel periodo che ho vissuto diciamo in maniera integrale con gli scacchi. Vi ricordate voi che nel 1972 ci fu un episodio incredibile per lo scacchismo italiano e mondiale: ci fu il famoso match Spassky – Fischer.

Perché fu importante ? Ovviamente per motivi politici, ancora c’era il muro di Berlino, gli americani e i sovietici non si potevano vedere, per lo meno in teoria, e ci fu soprattutto un altro fatto importante che la scuola sovietica di scacchi era assolutamente predominante: i Campionati a Squadre li stravincevano, le Olimpiadi le stravincevano, in tutti i tornei ai quali partecipavano arrivavano primo, secondo, terzo e quarto. C’era un’organizzazione della Federazione Sovietica che era perfetta! C’era Kotov che era il Presidente e più che altro il referente politico di tutta la squadra sovietica… poi c’era, non so’… Polugayevski, tanto per prenderne uno a caso, che era l’analizzatore e il partner di quelli che si presentavano al momento più forti… e quindi c’era, diciamo, un blocco tecnico dell’evoluzione scacchistica mondiale rispetto alla scuola russa.

E Fischer, in quel momento lì, si presentò… da solo… poi ci fu Byrne … che ne seguì un po’… diciamo… i successi… poi le tracce di Fischer sono divenute più evidenti… lui si fece i due-tre famosi match dei Candidati strabattendo i russi uno per uno… quindi a un certo momento arrivò alla sfida mondiale… siccome però non era tanto equilibrato… diciamo da un punto di vista nervoso e direi anche dal punto di vista cerebrale era un po’ matto il bravo Fischer… e c’erano molti dubbi se questo match si potesse disputare o meno…

La prima partita la perde, la seconda la perde a forfait… si dice che il match è finito… poi all’improvviso incomincia ad azzeccare delle vittorie e piano piano che maturava la vittoria di Fischer l’interesse della stampa, della televisione… ma mondiale! … eravamo d’estate tra l’altro, la gente era anche al mare, non è che eravamo… diciamo… al circolo… però questa cosa suscitò un interesse talmente capillare che da tutte le parti arrivavano richieste… a me mi scrissero, cioè, mi mandarono a chiamare da IL TEMPO per fare la cronaca di tutte le partite e il commento giorno per giorno; su tutti i giornali principali scrivevano Capece, Quintili e tanti altri… di scacchi!

E allora ci fu questo boom, boom di richieste d’interesse, quindi prima dell’offerta ci fu la richiesta. La richiesta si concretizzò rapidamente in una serie di corsi per dilettanti, principianti e io ebbi la fortuna che ad uno di quei corsi che tenemmo… mi pare al circolo dell’INPS di Via Nizza, di trovare due appassionati che si chiamavano Massimo ed Anna Costanzi… ecco… i quali alla fine del corso mi dissero: “Ma dove possiamo venire a giocare ?”ed io gli dissi: “Boh ?”come dire “Venite al bar dove si gioca spesso”… oppure al ‘Del Vascello’… oppure al ‘Dopolavoro dei Dipendenti Comunali’… al che questi qui dissero: “Ma scusate, non avete un Circolo… serio… un Circolo dove si possa andare tutti i giorni, pagando una quota, ossia un Circolo diciamo normale nella sua costituzione ?” Dissi “No, ci sono dei problemi… come facciamo ad affittare dei locali dei pubblici dipendenti…” “Ci pensiamo noi”… Dettero delle garanzie insomma e riuscimmo a fare l’Accademia in Via Giulio Cesare.

Una lezione del M° Giuseppe Primavera, Tuttoscacchi n.7

Ora voi vedete lì una foto… l’Accademia, a Via Giulio Cesare, era intesa come uno strumento per portare a giocare nell’ambito del possibile, del fattibile, più giocatori, più giovani, nell’ambito di una struttura diciamo non seria ma organizzata che poteva seguire gli interessi e gli sviluppi del giocatore medio, del principiante e del ragazzo, ed effettivamente nel giro di pochi mesi avemmo un afflusso di gente, di soci nuovi e di ragazzi giovani, giovanissimi; nomi che poi sono diventati abbastanza importanti: Coppini per esempio si presentò coi pantaloncini corti… D’Amore era un ragazzino, c’aveva 10 anni e non arrivava al tavolino per giocare… non c’arrivava e dovemmo mettere un cuscino sotto ma già giocava bene!

Che cosa riuscimmo a fare in quel  momento ? Riuscimmo a ricostituire l’Accademia come doveva essere originariamente nelle intenzioni del Dubois, cioè i Maestri partecipavano alla vita sociale dell’Accademia, senza fare corsi… lezioni… era semplicemente la loro presenza che dava un senso alla richiesta del ragazzo, del giovane, dell’appassionato perché si avvicinava al Maestro e gli diceva “Io ieri ho giocato questa mossa: era buona o era cattiva ?” e lui gli dava la spiegazione, cioè, era una simbiosi con i ragazzi e lì effettivamente siamo arrivati rapidamente ad oltre duecento soci… paganti !

Attenzione, il Circolo doveva funzionare da Circolo nel senso che c’era un usciere, che apriva e chiudeva, c’era un segretario, che non era uno scacchista, che raccoglieva le quote, quindi era un impiegato che andava in giro, raccoglieva le quote e teneva la contabilità. E così siamo andati avanti per un bel periodo.

I 13 fascicoli di grande formato della rivista Tutto Scacchi (1973-1974)

Nello stesso tempo abbiamo fondato… così ci era venuto in mente di fare… una rivista, non so se voi l’avete mai vista, era ‘Tutto Scacchi’; era proprio una rivista dell’Accademia degli Scacchi che, però, senza avere altro, diciamo, dai nostri sponsor, che erano ancora Massimo ed Anna Costanzi, riuscimmo ad arrivare alle edicole, quindi questa rivista fu messa, mi ricordo, in vendita a Lire 500 il pezzo in tutte le edicole, ed aveva una tiratura di 40.000 copie, con vendita di 30.000 ! Quindi, tra l’altro, noi avevamo una corrispondenza in tutta Italia: c’era una redazione a Milano, la redazione era a Roma, purtroppo era a casa mia… e infatti dopo un po’, dopo un anno circa, un anno e mezzo, finì perché, per motivi professionali, scelsi di abbandonare la professione di scacchista e di fare quella dell’ingegnere che poi ho fatto per altri quarant’anni.

 Quindi il discorso è stato molto personalizzato su questa cosa, però lo spirito dell’Accademia che si respirava in quei momenti è una cosa che secondo me è andata avanti e l’ho sempre ritrovata… ritrovata anche a Via Tancredi, quando ci trasferimmo da Via Paisiello a Via Re Tancredi, e dopo, adesso, con questa nuova dirigenza… quindi, che cosa vi volevo dire che lo ‘scacchista’ è un termine che non mi piace tanto perché ‘scacchista’ che vuol dire ? uno che gioca a scacchi; c’è un termine tedesco, anche se io ce l’ho con i tedeschi, ma questo è un fatto mio, che invece centra meglio lo scacchista ed è ‘schachfreund’, lo ‘scacchista’ si traduce meglio in tedesco e si traduce ‘amico degli scacchi’ (freund des schachs)… riflettete su questo discorso… lo ‘scacchista’ non si sa bene che cos’è, ma ‘amico degli scacchi’ si. Quindi, cari amici degli scacchi, andate avanti e restate amici degli scacchi.”

Il video di questa terza relazione è qui sotto, a partire dal minuto 11:07 fino al minuto 27:00.


Gli anni più recenti (1992-2019) e la conclusione di Bruno Roberti

Dopo la chiusura della sede di Via Paisiello, l’Accademia riuscì a riprendere le attività all’inizio degli anni ’90 nella nuova sede di Via Re Tancredi, grazie al prodigarsi del Maestro Internazionale Alvise Zichichi, del Presidente Sebastiano Aulino, dell’arbitro internazionale Salvatore Nobile e del Maestro Vincenzo Ciampi.

Degna di nota, in particolare nel primo periodo di questa sede, fu l’originale attività didattica del maestro Sandro Meo.

Ma purtroppo, all’inizio del nuovo millennio l’Accademia fu costretta a lasciare anche questa sede dove era stato raggiunto un ragguardevole numero di soci (circa 170). E fu così necessario trovare una nuova collocazione.

Finalmente, nel maggio del 2002, il Presidente, Vincenzo Ciampi, sottoscrisse il contratto di affitto per l’appartamento di Via Luigi Pulci che tuttora ospita la sede dell’Accademia Scacchistica Romana. Da allora si sono succeduti alla presidenza Giuseppe Mazzotti, Arnaldo Monosilio, Giovanni Luna, Lorenzo Castellano e dal maggio del 2019 il sottoscritto.

Oggi l’Accademia è, dal punto di vista agonistico, il circolo più attivo della Capitale. Qui vengono organizzati più di 50 tornei all’anno tra Open Settimanali, Tornei Week End, Rapid FIDE e Blitz FIDE o amichevoli. Ed è stato dato un nuovo impulso anche all’attività didattica con corsi e lezioni di gruppo o individuali, sia in sede, sia presso enti e istituzioni esterne.


Ringrazio i relatori ed il pubblico presente. Abbiamo seguito insieme con grande interesse e partecipazione la storia, gli eventi e gli aneddoti di questi 200 anni di vita dell’Accademia Scacchistica Romana che si sono sviluppati in stretta connessione con gli avvenimenti storici, politici e culturali di questo periodo.

Ora dobbiamo lanciare uno sguardo al futuro, cercando di pianificare concretamente le attività agonistiche, didattiche e ludiche e di sviluppare idee innovative con l’obiettivo di estendere e ampliare l’interesse per il Gioco degli Scacchi.

Le linee programmatiche su cui lavorare saranno principalmente tre: un rinnovato interesse verso i più giovani, pianificando corsi di scacchi nelle scuole e organizzando specifici tornei ad essi dedicati; uno sviluppo e una attenzione alle tematiche della comunicazione, attraverso l’adozione delle nuove tecnologie digitali (come i Social Network); un incremento delle politiche di collaborazione tra le Associazioni con l’ambizioso obiettivo di realizzare eventi agonistici di sempre più grande importanza internazionale che siano, nello stesso tempo, attrattivi dal punto di vista comunicativo e mediatico. Invito a questo punto il pubblico a fare domande o a raccontare i propri ricordi.


Il video della parte relativa ai ricordi del pubblico, a partire dal minuto 27:00, è qui sotto

Qui sotto potete ascoltare il M° Roberto Primavera che racconta delle vittorie dell’Accademia ai Campionati a Squadre a partire dal 1959, dell’incontro con la squadra sovietica alle Olimpiadi e dell’aneddoto con Kotov, ecc.

Infine, qui sotto, la registrazione audio del saluto di Luigi Maggi, Presidente del Comitato Regionale Lazio, a partire dal minuto 33:40.

Con la conferenza ‘BICENTENARIO ACCADEMIA SCACCHISTICA ROMANA’ sono state festeggiate le sue prime 200 candeline e oggi, dopo due secoli e numerosi trasferimenti di sede, l’Accademia è in piena attività nell’attuale sede di Via Luigi Pulci 14 a Roma ed è anche presente sia sul web (http://www.accademiascacchistica.altervista.org/) che su Facebook (https://www.facebook.com/AccademiaScacchisticaRomana/).

Disegno in bianco e nero realizzato da Marianna Marcarelli, cortesia di Ivano Pedrinzani

Il mio personale ringraziamento va al grande amico degli scacchi Michele Blonna che ha realizzato tutti i file audio e video quale importante documentazione storica (mancante purtroppo, a causa degli iniziali problemi tecnici, dell’intera relazione di Arigoni, il cui Il testo completo è come già sopra indicato, in fase di digitazione, e della prima parte della mia, dal torneo di Roma del 1875 al M° Bellotti, che però si potrà conoscere leggendo gli articoli ai link inseriti) e che molto cortesemente ha reso disponibile qui sul suo canale privato di YouTube per tutti gli amici scacchisti che non hanno potuto partecipare di persona.

Ringrazio infine per la grande collaborazione Roberto Primavera, Bruno Arigoni, Bruno Roberti, Lorenzo Castellano, Massimo Carconi, Paolo Andreozzi, Ivano Pedrinzani, tutti quelli che hanno raccontato le loro preziose testimonianze (Giovanni Marino, Crisanto Crisanti, Carlo Mola, Paolo Carola, Carlo Alberto Cavazzoni e Blonna) e tutti gli amici degli scacchi presenti alla conferenza, formulando i miei migliori auguri di lunga vita alla moderna Accademia Scacchistica Romana !

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